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Come una città del nord è diventata la capitale mondiale della bici

Secondo i dati disponibili, ogni giorno a Copenhagen vengono percorsi 1,34 milioni[1]di km in bici. Chi ha avuto l’occasione di visitare la città può con facilità confermare i numeri semplicemente guardando il flusso di persone. C’è addirittura un tipo di turismo antropologico/urbanistico di ciclisti con che si posizionano agli incroci, fotografano le masse di bici che aspettano che il semaforo diventi verde ed una volta tornati a casa hanno le prove che, come avrebbe detto Johnny Stecchino “il problema è il traffico” (con pronuncia siciliana) ma di bici in questo caso.
È il prezzo del successo di una politica che parte da lontano.
La Danimarca e la sua capitale in particolare, hanno una storia d’amore con le bici di lunga data. L’utilizzo delle due ruote ha avuto una crescita continua per buona parte del novecento fino a quando, sulla scorta della democratizzazione delle automobili negli anni cinquanta, le città hanno cominciato ad avere un traffico veicolare sostenuto. Fino agli anni settanta la cultura ciclistica era diventata socialmente irrilevante e solo la crisi energetica della fine di quella decade, costrinse gli amministratori pubblici ed i cittadini in generale a fare di necessità virtù e tornare a pedalare. Chi ha qualche anno in più, ricorderà bene le domeniche senza traffico, quell’esperienza collettiva semi-mistica di incontro ciclistico-pedonale in un Terraglio del tutto privo di automobili. Lo stesso accadeva a Copenhagen ed era l’inizio di un nuovo risorgimento ciclistico.

Oltre alla necessità di risparmiare combustibili, si registrava un forte sviluppo del movimento ambientalista. Le prime misure pro-bici vennero messe in atto, come per esempio suggerire e tabellare percorsi secondari e poco trafficati se pur in sede non dedicata. Ma gli abitanti di Copenhagen non erano soddisfatti. Vennero organizzate giornate di protesta e se pure con una certa riluttanza iniziale, i politici cominciarono ad ascoltare. Dagli anni ottanta in poi la crescita di infrastrutture dedicate alla bici è stata continua. Si stima che ad oggi un cittadino su due utilizzi la bici per gli spostamenti intra-cittadini.
I benefici derivanti da un utilizzo quotidiano della bici sono molteplici. Ci sono diverse statistiche disponibili, da quelle che dimostrano gli effetti positivi sulla salute,[2]
alle più ovvie ricadute positive su un traffico meno congestionato. Una delle contestazioni più ricorrenti alla “ciclizzazione” delle città è la perdita di comodità derivante dall’utilizzo
dell’autovettura. In altre parole, per una parte della popolazione è un fastidio non poter utilizzare la macchina per le commissioni giornaliere come andare a prendere il pane,
recarsi in posta o in generale fare acquisti in centro. Ma è proprio così? Se ci basiamo sulle opinioni, tutte hanno lo stesso valore perché in quanto tali riflettono un’esperienza personale e non hanno valore statistico. Guardiamo allora qualche dato proprio di Copenhagen. Secondo dati disponibili[3] nel 2013 i ciclisti hanno speso in città più che gli automobilisti,
2,05 miliardi di euro per i primi contro 2,04 miliardi di euro per i secondi. Altri studi[4] hanno mostrato che se una strada è ridisegnata per dare più spazio ai ciclisti e pedoni, la diminuzione di clienti “veicolari” è più che compensata da quelli che arrivano a piedi o in bici. In generale, l’esperienza di Copenhagen mostra la necessità di una programmazione lungimirante e focalizzata sugli interessi di tutti i cittadini e la costruzione di una infrastruttura adeguata, da percorsi ad hoc a zone di parcheggio, da treni che portano bici (please!) ad un bike sharing capillare.  (Articolo mese di marzo a cura di Marcello Libralato)
Nella prossima puntata di questo viaggio nelle città ciclistiche, vedremo come Portland, Oregon -dove piove sei mesi l’anno - sia diventata la mecca delle bici artigianali e la capitale mondiale di una nuova cultura ciclistica.
1)  http://www.cycling-embassy.dk/wp-content/uploads/2015/05/Copenhagens-Biycle-Account-2014.pdf
 2) https://ecf.com/sites/ecf.com/files/CYCLE%20N%20LOCAL%20ECONOMIES_internet.pdf
3)  http://www.cycling-embassy.dk/2013/08/26/are-cyclists-good-customers/
 4)  Come nota 2.

 

 

 
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